Crisi del calcio italiano: da dove ripartire?

Il calcio italiano è in crisi, lo diciamo da tempo, ma da tempo nessuno fa niente per risollevarlo da questa situazione. Un tempo l’Italia dominava in Europa, le nostre squadre non avevano rivali e il Milan di Sacchi, Capello e poi di Ancelotti comandava letteralmente.

Da qualche anno l’Italia è scesa nel ranking UEFA e adesso si trova dietro Spagna, Inghilterra e Germania, con conseguenti perdite di posti in Champions ed Europa League e con un vistoso gap tecnico, tattico e perfino fisico che dimostra ogni volta che una squadra italiana scende in campo contro uno dei top club europei. Anche le squadre che dominano il campionato italiano, quando giocano in europa escono ridimensionate.

Ma da dove ha avuto inizio tutto questo? Sicuramente questa crisi ha come fondamento la nostra incapacità di innovare. Mentre noi ci siedevamo sugli allori dopo i successi degli anni ’80 e ’90 tutte le altre federazioni e società europee lavoravano per garantirsi un futuro, puntando sui settori giovanili e sulla costruzione di nuovi stadi. Stadi senza barriere che portano ogni settimana tantissime famiglie a vedere le partite, al contrario dei nostri stadi che sono pieni di tifosi razzisti e violenti.

Noi non abbiamo investito sui giovani, non abbiamo capito che i proventi dei diritti televisivi non andavano investiti per portare in Italia campioni stranieri che costavano un occhio della testa, ma andavano investiti per creare nuovi stadi e vivai che permettessero agli allenatori di costruire i loro campioni fin da piccoli, senza bisogno di quei “botti di mercato” con cui i presidenti prendevano in giro i tifosi.

Questi sono i motivi principali che ci hanno condotti qui. Ma toccando il fondo non si può scendere più giù, quindi da dove ripartire?

Sicuramente bisogna ridurre il numero degli stranieri in rosa, rose che devono essere anche sfoltite in generale, perché è inconcepibile che una squadra sull’orlo del fallimento come il Parma, abbia sparsi in giro un centinaio di giocatori con varie formule come prestiti e comproprietà.

Un’altra cosa da fare è semplificare la burocrazia che le squadre devono affrontare per la costruzione di nuovi stadi e il punto più importante di tutti (meglio tardi che mai) è la creazione di vivai che funzionino. C’è bisogno anche del coraggio che da parte degli allenatori di far esordire prima i giovani, come avviene in tutti i grandi campionati europei.

Insomma, per ripartire c’è tanto da fare e per farlo bisognerebbe anche sostituire la vecchia classe dirigente che ha ridotto il calcio italiano in queste pietose condizioni. Noi siamo fiduciosi, anche perché toccando il fondo si può soltanto risalire.

 

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