Gomorra, Giovanni Venosa boss nel film e nella vita reale.

giovanni venosa bossGiovanni Venosa boss del clan dei casalesi è stato arrestato a San Giuliano Saliceta, in provincia di Modena, per estorsione. Venosa, nipote di un uomo di spicco della camorra campana, era stato un attore del film di Matteo Garrone tratto dal best seller di Roberto Saviano, Gomorra, nel quale interpretava il capozona di Pinetamare, località  nei pressi di Castel Volturno.

Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, coordinato dal pm Luigi Landolfi, lo ha condannato a tredici anni e dieci mesi di reclusione per tre tentativi di estorsione aggravati dal metodo mafioso. Per la Corte, Venosa nonostante si trovasse nel modenese, si recava periodicamente a Castel Volturno per estorcere denaro ai commercianti. Le indagini erano cominciate con la denuncia dell’ex sindaco della città campana, Francesco Nuzzo e si sono concluse con nove ordinanze di custodia cautelare.

Giovanni Venosa boss affiliato ai casalesi, non è il primo a essere stato arrestato. A oggi sono altri tre gli attori arrestati: Salvatore Fabbricino, Bernardino Terracciano, Nicola Battaglia. Inoltre anche un impiegato del comune di Napoli è stato arrestato per concorso in spaccio di droga. Nel film di Matteo Garrone, Venosa era il capozona che condanna a morte i due adolescenti, Marco e Ciro, che hanno “sgarrato”, rubando armi e droga ed impegnandosi in azioni criminali “non autorizzate”. Attore non professionista dotato di innegabile talento, Venosa appare in un video, postato anche dal Corriere della Sera,  in cui se la prende con Garrone per un presunto sgarbo nella sceneggiatura, e continua a ripetere “Li devo uccidere io quei due ragazzi”.

Costa Concordia: via alla rimozione di alcuni pezzi e intanto il mare è salvo.

Costa concordiaDopo il naufragio della Costa Concordia dello scorso 13 Gennaio che ci ha reso “popolari” in tutto il mondo, si è rischiato, per l’Isola del Giglio e tutto il mare circostante, un grosso problema di inquinamento. C’è stato il rischio che la grande nave potesse rilasciare i resti di quello che portava in pancia. La Costa Concordia infatti trasportava: 200 metri cubi di gasolio, una tonnellata di candeggina, 1351 metri cubi di acque fra grigie e nere, 41metri cubi di oli lubrificanti, 1,8 kg di insetticidi, 354 kg di smalti densi e 855 litri di smalti liquidi, 600 kg di grassi da meccanica, 2100 metri cubi di HLO per citare solo alcune delle sostanze tossiche contenute dalla nave.

In seguito a un’immersione effettuata da Edoardo Stoppa e Daniele Pizzi, pubblicata sul Corriere della Sera, è stato verificato che non ci sono particolari pericoli. I due sub, scesi sotto il pelo dell’acqua, hanno osservato che nel punto in cui la  Costa Concordia ha impattato la vegetazione è assente. Ma nella zona delle Scole il mare è ben popolato da numerosi esemplari di stella marina e riccio di mare, oltre a un’infinità di pesci che si aggirano indisturbati tra quello che resta dello scoglio distrutto. Il dramma ambientale sembra dunque sfiorato. Nel raggio di circa un chilometro (poco meno di un miglio nautico) verso la poppa della nave, a oltre 45 metri di profondità, l’acqua è molto limpida e decine di metri di posidonia (pianta acquatica classica dei nostri mari) fanno subito pensare ad un ambiente sano e in piena vita.

In ogni caso nei prossimi giorni si provvederà a rimuovere alcuni pezzi della Costa Concordia:  il fumaiolo giallo con la grossa C di Costa Crociere e lo scivolo, che molto probabilmente verrà donato ai bambini dell’Isola. Sono già stati tolti l’albero e i radar. Sono intanto arrivate al Giglio le imbarcazioni dove alloggiano i tecnici, operai e ingegneri che stanno studiando come smantellarla e che realizzeranno la grande piattaforma che farà da appoggio alla nave.  “E’ proprio la fase due della rimozione che ci preoccupa di più, bisogna togliere il relitto facendo meno danno possibile alla flora e fauna marina”, spiega Simone Pietro Canese dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

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