La vittoria di Obama e il suo “Four more years” fanno impazzire Twitter

vittoria di ObamaBarack Obama si riconferma Presidente degli Stai Uniti per altri quattro anni. La notizia oltre ad aver ricevuto una ovvia copertura mediatica è stata diffusa alle 5 di ieri mattina dal Presidente stesso che ha commentato su Twitter “Four more years”, accompagnato dalla foto di un abbraccio con Michelle, la first Lady, a cui sono seguiti 31 milioni di cinguettii in tutto il mondo, diventando così il twit più diffuso della storia dei social network. Oltre alla vittoria di Obama il precedente record era stato raggiunto con il primo confronto televisivo con lo sfidante Romney lo scorso 3 ottobre, a cui seguirono 10 milioni di tweet. In questa circostanza, invece, il ritmo dei messaggi é diventato frenetico: 327 mila al minuto, cifra record.

La conferma di Barack Obama arriva al termine di una lunga campagna elettorale durante la quale Romney non ha saputo infondere la stessa speranza e autodeterminazione dello sfidante. Per il futuro e per questi quattro anni, Obama, rilancia le promesse non mantenute durante lo scorso mandato, tendendo anche la mano ai repubblicani. I punti chiave, quelli con cui l’America di oggi deve fare i conti sono soprattutto le questioni legate all’economia, al fisco e all’immigrazione.

Il Presidente ha conquistato 332 Grandi Elettori contro i 206 di Romney. Lo stato decisivo in queste elezioni è stato l’Ohio. Ammirazione da parte dei capi di Stato di tutto il mondo. Il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, replica così la vittoria di Obama: “Il popolo americano e il popolo italiano hanno bisogno della più solida amicizia tra i nostri due paesi e della più stretta cooperazione tra Stati Uniti ed Europa perché possa avanzare nel mondo la causa della pace, della democrazia e dei diritti umani”. Anche il Primo Ministro dell’Iraq, Nuri al Maliki, ha espresso “il genuino desiderio dell’Iraq di continuare a sviluppare le amichevoli relazioni con gli Usa”,in un messaggio inviato ad Obama. L’ayatollah iraniano, Sadeq Amoli Larijani, invece, è più duro e ha ribadito che “le relazioni con gli Usa non saranno semplici”

Oltre alle elezioni e alla vittoria di Obama, negli Stati Uniti si approvano vari referendum: in Maine e in Maryland si da il via libera ai matrimoni gay, in Colorado e nello stato di Washington si dice si alla marijuana per usi ricreativi; invece in Massachusetts per scopi terapeutici.

Pussy Riots: le ragazze anti-Putin rischiano fino a sette anni

Pussy RiotsLa Russia è impegnata in un processo molto importante che dimostrerà l’apertura culturale e la tolleranza verso il dissenso di un popolo ancora indietro rispetto al resto dell’Europa. Il problema nasce dall’esibizione di alcune giovani, il gruppo punk Pussy Riots, che si sono esibite nella cattedrale ortodossa del Cristo Salvatore a Mosca lo scorso febbraio. Da quel momento in poi tre di, Maria Alyokhina, 24 anni, Nadezhda Tolokonnikova, 22 e Yekaterina Samutsevich, 29, sono state detenute senza accuse per cinque mesi e ora rischiano una pena massima di sette anni.

Con un’invocazione alla Madonna, le tre sono accusate di teppismo per aver assaltato l’altare maggiore della Cattedrale del Cristo Salvatore, indossando maschere e vestiti multicolori, e intonando una “preghiera punk” alla Vergine Maria per “mandare via Putin” e liberare la Russia. Il gruppo, che promuove canzoni di protesta e si presenta incarnando l’opposizione all’autorità, è composto da numerose associate che si esibiscono indossando copricapo colorati.

La querelle ha provocato una spaccatura tra colpevolisti e innocentisti, tra chi chiede pene severe e chi vorrebbe lasciar correre. Nel primo caso rientrano tutti coloro che si sentono profondamente colpiti non tanto dalle offese verso Putin, ma dall’utilizzo di un luogo sacro per una manifestazione di dissenso come quella attuata dalle Pussy Riots. La storia di quella cattedrale, infatti è scritta con il sangue. Alessandro I la fece erigere come memoriale ai sacrifici del popolo russo, che aveva sconfitto e cacciato Napoleone. Coloro che invece considerano queste tre donne solo vittime del sistema repressivo putiniano, sono assiepati davanti al tribunale. Ma non solo. Anche molte star internazionali hanno dato il loro sostegno alle Pussy Riot, fra loro Sting e i Red Hot Chili Peppers e Amnesty International.

Dalla dichiarazione letta in aula dall’avvocato Violetta Volkova, le tre chiedono scusa per la preghiera punk anti-Putin, almeno sul paino etico, ma sono pronte a spiegare ragioni e azioni.

Crisi in Spagna, è rivolta generale

crisi in spagnaDopo più di una settimana di protesta, l’indignazione spagnola non si ferma. Dopo il piano annunciato dal Governo di Mariano Rajoy di 65 milioni di euro per tagliare il disavanzo pubblico, migliaia di perone si sono radunate a Puerta del Sol a Madrid e altre hanno protestato in tutto il Paese. Medici, studenti, operai, pompieri, precari, la crisi in Spagna non esclude nessun ceto sociale. Tutti uniti contro i tagli per evitare il collasso di un Paese amato da tutti.

Anche oggi i dipendenti pubblici di diverse città spagnole hanno mandato il traffico in tilt con presidi spontanei davanti alle sedi degli uffici. Oltre a loro, anche i dipendenti del maggior centro di ricerca pubblico, il Csic, giunti al capolinea con il rischio di non poter più pagare gli stipendi ai ricercatori, si sono riversati nella Calle Serrano; i pompieri di Mieres, al nord della Spagna, si sono denudati per protesta e le immagini hanno fatto il giro del mondo.

La crisi in Spagna ha portato anche a violenti scontri con la polizia, che ha sparato proiettili di gomma contro i manifestanti per cercare di placare gli animi e disperdere la folla. Sono almeno trenta i feriti e sette gli arresti. Giornata dura e movimentata che vedrà anche la scelta per le sorti del Paese: da una parte l’Eurogruppo sceglierà sulle sorti del Paese, dall’altra almeno ottanta manifestazioni sono indette dai sindacati. Madrid non è l’unica a scendere in piazza. Cortei anche a Bilbao, Barcellona e Siviglia e nelle isole, da Palma di Maiorca a Ibiza alle Canarie.

Le riforme di Rajoy vanno a toccare direttamente le tasche degli spagnoli: l’aumento dell’Iva e delle trattenute IRPF, la sospensione della tredicesima, i tagli di indennità di disoccupazione, i licenziamenti nelle imprese pubbliche. I tagli non riguardano, quindi, solo i  la gruppi specifici, come per esempio i  quattordici milioni di dipendenti pubblici, ma anche le autorità e gli enti pubblici, oltre i rapporti di dipendenza lavorativa.