Come scegliere un marito in affitto

un marito in affittoNon siete soddisfatte di vostro marito? È troppo impegnato e concentrato sul lavoro e lascia a voi donne tutte le incombenze domestiche? Non c’è problema. È nata una società, Un marito in affitto, un’agenzia di servizi di Gian Piero e Fabio Cerizza che da Monza si propone in franchising in Italia e in Europa. L’iniziativa va  molto bene e donne insoddisfatte chiedono quotidianamente un uomo tutto fare che le aiuti in casa. Le mansioni sono quelle di tutti i giorni: dalle più semplici come  sistemare una presa elettrica o andare a prendere il proprio figlio a scuola a quelle più complicate come montare una libreria o sostituire un lampadario.

Un marito in affitto è un servizio attivo dal 2007 e all’inizio copriva solo la zona di Monza e dintorni, in quanto il titolare risiedeva in Brianza. Col tempo la voce si è diffusa e le telefonate sono iniziate ad arrivare anche dal Centro e dal Sud. Oggi sul sito è presente una lista di mariti in affitto dislocati in ogni Regione d’Italia, pronti a correre in soccorso di mamme disperate, donne single, ma anche di mariti, che molto spesso provvedono a contattare l’azienda per evitare di dover svolgere i lavori proposti dalle mogli.

I costi vanno dai trenta euro l’ora, in base al lavoro che bisogna svolgere. Sul sito è presente una sezione con tutti i contatti utili:  il numero telefonico per contattare il tuo marito in affitto, il numero per segnalazioni o reclami, per avere gratuitamente dei preventivi e un indirizzo email per inviare la propria candidatura spontanea e diventare un uomo tutto fare. Il requisito fondamentale è l’affidabilità.

Sindacato del lavoro: bisogna salvaguardare i diritti dei lavoratori dopo la riforma del ministro Fornero

La riforma del Ministro Elsa Fornero è legge dal 18 luglio scorso. Approvata dalla Camera con 393 voti favorevoli, 74 no e 46 astenuti, ha immediatamente scatenato molte polemiche, soprattutto perché è stata approvata in un periodo particolarmente difficile per l’Italia, alle prese con i gravi problemi economici e riguardanti il diritto al lavoro e i diritti dei lavoratori.

A tal proposito le critiche più accese, anche da parte del sindacato del lavoro, si sono incentrate sul fenomeno degli esodati, vera e propria nuova “categoria” di lavoratori che sono usciti dal mercato del lavoro senza aver maturato i requisiti per accedere al trattamento pensionistico, specie in conseguenza dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni. Si tratta di tutti quei lavoratori che, prossimi alla pensione, hanno scelto di lasciare il lavoro dietro la corresponsione da parte della propria azienda di una buonuscita-ponte, firmando il licenziamento o accettando di essere messi in mobilità. Sebbene sia diventata una pratica aziendale piuttosto diffusa nell’imprenditoria italiana, per cercare di far quadrare i conti, questa soluzione ha dato origine ad una situazione altamente critica.

Il problema fondamentale che attanaglia questa fascia di persone è esploso con la definizione della riforma previdenziale che ha cancellato la pensione di anzianità, limitando la possibilità di uscita anticipata rispetto al momento del trattamento di vecchiaia. In pratica lo spostamento in avanti dell’età pensionistica, in alcuni casi anche di 5-6 anni, fa sì che molti lavoratori si ritrovino senza stipendio, in quanto hanno lasciato il lavoro, e allo stesso tempo anche senza assegno pensionistico, perché non ne hanno ancora maturato il diritto.

Da questi presupposti è nata l’esigenza, anche da parte del sindacato del lavoro, di salvaguardare questi soggetti, scendendo in piazza per difendere i diritti dei lavoratori e di tutti gli esodati, senza vincoli numerici di sorta. Il primo risultato è stato il riconoscimento, da parte del Governo, di 65 mila soggetti da tutelare, il la cui la maturazione dei requisiti avverrà secondo le vecchie regole, a fronte dei 330 mila ex lavoratori individuati dall’Inps.

Talent Garden: il luogo dove condividere genio e creatività

Sarà l’attuale situazione di disagio economico generale, sarà che sono sempre di più giovani che sentono esplodere in loro la voglia di concretizzare qualcosa di importante, certo è che l’ipotesi promossa dalla locuzione “va dove ti porta il lavoro” non riscontra più il successo avuto finora. Ci si chiede se è ancora il caso di […]