Esplosivi di nano-termite tra i detriti delle Torri Gemelle

esplosivi di nano termiteOra è ufficiale. La scoperta che ha fatto scalpore è stata effettuata dal professore di fisica Steven Jones della Brigham Young University, che ha dichiarato la certezza della presenza di tracce di esplosivi di nano-termite tra i detriti del World Trade Center poco dopo il loro crollo l’11 Settembre 2009. A pochi giorni dall’undicesimo anniversario della strage che sconvolse l’umanità, portò alla ribalta la figura di Osama Bin Laden, di Al Quaeda, del mondo orientale sconosciuto all’Occidente, la notizia risuona come un’eco e mobilità la comunità internazionale.

Un team internazionale di nove scienziati ha lavorato duramente in laboratorio, per dimostrare che tra i campioni di detriti analizzati, raccolti poco dopo la tragedia, c’erano numerose tracce di esplosivi di nano-termite, generalmente usata per scopi militari. Dopo un processo di peer-review il loro documento è stato pubblicato nella Bentham Chemical Physics Journal, una delle riviste più accreditate negli Stati Uniti e molto rispettata nella comunità scientifica.

Già nel 2009 il sito www.globalresearch.ca ne aveva dato notizia: il materiale termitico tra la polvere delle macerie del World Trade Center di New York era già stato scovato, ma non c’erano voci ufficiali.

Oltre a Jones, il primo autore dello studio è Niels Harrit, trentasettenne professore di chimica all’Università di Copenaghen in Danimarca e un esperto di nano-chimica, che conferma l’attuale consapevolezza del Governo americano circa la presenza di esplosivo nano-termite, utilizzato per far cadere tutte e due le Torri del World Trade Center quel famoso 11 Settembre.

Un App che rende il casco salva vita. Con il Safety QR Code la sicurezza è a portata di mano

casco salva vitaI motociclisti saranno contenti. A pensare alla loro sicurezza c’è Airoh, che ha permesso, sui caschi del  marchio, la sperimentazione di un sistema utilizzabile con gli smartphone, la quale tramite un QR code è in grado di contenere delle informazioni utili in caso di incidenti, da fornire in maniera celere ai paramedici e ai medici che sono addetti al soccorso. L’utilizzo è molto semplice ed è stato anche approvato da A.I.F.E., Associazione Italiana di Formazione per l’Emergenza. Safety QR code per il casco salva vita è venduto in una confezione contenente un dispositivo adesivo vergine da personalizzare con i propri dati per le emergenze di pronto intervento.

Il messaggio è a discrezione del singolo motociclista: è possibile inserire nell’area dedicata alla registrazione i propri dati personali, il numero della persona da contattare in caso di urgenze, il proprio gruppo sanguigno, particolari allergie o intolleranze; insomma, tutto ciò che il personale medico deve sapere in casi di incidente. Una volta registrato il messaggio sul casco salva vita, è possibile riascoltarlo, modificarlo, cancellarlo. È bene ricordarsi che il QR Code contiene importanti dati sensibili che lo rendono personale e prestarlo a terzi potrebbe rivelarsi pericoloso.

Il problema della privacy è stato ovviato grazie a un bollino di sicurezza da applicare su uno dei quattro angoli del QR Code e in questo modo si supera il problema di eventuali ascolti indesiderati.

Nonostante sia prodotto con un materiale garantito e resistente è bene applicare il QR Code così completo in una zona piana e riparata del casco, in modo da non compromettere la lettura tramite smartphone.

Google Science Fair: concorso scientifico per piccoli geni

Google Science Fair (Fiera della scienza) è una competizione scientifica online rivolta alle menti curiose provenienti dai quattro angoli della Terra. Possono partecipare tutti coloro di età compresa fra i 13 e i 18 anni. Tutto ciò che serve è un’idea: non è necessario essere studenti modello, ma si accettano tutti gli anticonformisti, i pesci fuor d’acqua e tutti quelli a cui piace fare domande. condurre un’indagine scientifica su un problema o una questione reale di loro interesse. La competizione chiede loro di condurre l’indagine attraverso rigorosi esperimenti, registrazioni e conclusioni.

Gli studenti competono con compagni della loro fascia d’età da tutto il mondo per vincere borse di studio, stage ed esperienze uniche nella vita. Inoltre c’è il premio speciale Science in Action sponsorizzato da Scientific American. Quest’ultimo premia il progetto con la maggiore capacità di portare un reale cambiamento alla vita delle persone di un gruppo o una comunità.

L’edizione 2012 del Google Science Fair si è conclusa e sono stati proclamati i vincitori. Britanny Wenger, diciassettenne americana ha vinto il primo premio. Il suo progetto Global Neural Network Cloude Service for Breast Cancer potrebbe segnare una svolta nell’analisi del cancro al seno. L’applicazione, Cloude4 Cancer, è un cervello artificiale capace di diagnosticare questo genere di cancro con il 99% di affidabilità.  La sua rete neurale, programmata con Java, si è dimostrata affidabilissima: su 681 campioni la usa applicazione ha dato la diagnosi di tumore corretta nel 99,1%. Solo due si sono rivelati falsi negativi. Il suo lavoro nasce dall’intenzione di potenziare gli attuali metodi d’analisi, tra cui l’agobiopsia con ago sottile, che è il meno invasivo ma anche il meno accurato. I pazienti, talvolta, devono ripetere la biopsia, anche sottoponendosi a interventi chirurgici.

Il secondo vincitore del Google Science Fair, del gruppo 13-14 anni è Jonah Kohn, quattordicenne americano che con il suo progetto tenta di dimostrare che è possibile migliorare la capacità di sentire la musica delle persone affette da ipoacusia, grazie a un dispositivo tattile multifrequenza che suddivide lo spettro sonoro e viene attaccato con diverse uscite a diverse parti del corpo della persona. I vincitori del gruppo 15-16 anni sono tre spagnoli: Iván Hervías Rodríguez, 17 anni, Marcos Ochoa di 16 e Sergio Pascual, 15 che hanno presentato un progetto sulle vite nascoste in acqua dolce: organismi microscopici da cui dipendono gli ecosistemi acquatici.

Infine il premio speciale Science in Action è stato assegnato a Sakhiwe Shongwe e a Bonkhe Mahlalela, quattordicenni dello Swaziland, i quali hanno studiato un sistema da utilizzare nelle zone rurali dello Swaziland per produrre cibo sufficiente per il sostentamento delle famiglie povere e per generare reddito, con l’introduzione dei metodi idroponici semplificati unici: “utilizzare ciò che gli altri chiamano rifiuti per produrre cibo”.