Occupazione giovanile: un giovane su cinque non ha lavoro

Un giovane su cinque non riesce a trovare un lavoro, è questo il dato sconfortante rilevato dall’Unione Europea, con un tasso di occupazione giovanile in costante decremento e destinato a toccare i minimi storici. Ormai l’Italia, così come gli altri Paesi dell’Europa, sono nazioni fondate sul precariato, dove il contratto di lavoro (a tempo indeterminato) assume sempre più le forme di una fortuna riservata a pochi eletti. Parliamo di contratto di lavoro a tempo indeterminato, perché i contratti atipici, di collaborazione e di progetto, riguardano modalità provvisorie e non tutelate di inserimento, che avvantaggiano per lo più le aziende e non i lavoratori.

Qualcuno parla di flessibilità lavorativa, per altri, invece, è solo uno sfruttamento legalizzato che non trova alcuna via d’uscita, né di regolamentazione. Le organizzazioni sindacali cercano di attivarsi per riscrivere un modello lavorativo di efficacia che possa tutelare i giovani e garantire uno stile di vita quantomeno dignitoso, ma le risposte dei Governi, in merito alla problematica occupazione giovanile, tardano ad arrivare.

Rilancio è questa la parola d’ordine, la creazione di un nuovo progetto sociale, politico, istituzionale, soprattutto economico, che possa studiare nuove soluzioni di crescita per i giovani e per la tutela dei lavoratori. Innanzitutto è obbligatorio limitare l’accrescimento della frattura economica contingente, poi creare nuove soluzioni formative e d’inserimento nel mondo del lavoro, infine, incentivare nuovi programmi di sostegno o supporto ai giovani, come può esserlo, ad esempio, la riaccensione del credito. Accesso al credito vuol dire, per i giovani, possibilità di imprenditoria e crescita personale, per le aziende opportunità di nuovi investimenti. Lo stallo degli ultimi anni, come si è visto, non ha previsto e non prevede cure, ma finisce con l’aggravare una situazione già di per sé drammatica, frutto di politiche sociali ed interventi legislativi quantomeno opinabili.

 

Bagno di folla per il re del tennis Federer a Tigre, in Argentina

tennisContinua il tour del tennista Roger Federer in Sud America. La tappa attuale è l’Argentina, raggiunta dopo il Brasile per affrontare “amichevolmente” Juan Martin Del Potro, il più grande giocatore di tennis argentino del momento. Lo spettacolo del tennis, giocato davanti a circa ventimila persone, si è  tenuto a Tigre, una cittadina periferica di Buenos Aires.

Nonostante l’accoglienza da super divo e gli apprezzamenti del Capo di Stato argentino Christina Kirchner che lo ha definito “proprio carino” sulle colonne di Clarìn, Roger Federer non ha dato il meglio di se, dove ha perso per la seconda volta in cinque partite, subendo una sconfitta per 3-6, 6-3, 6-4.

La passione degli argentini per il tennis e soprattutto per il campione Federer si è dimostrata vincente e smodata e oltre a spingere per la programmazione di due repliche della stessa partita a causa delle numerosissime richieste di biglietti, ha messo a dura prova anche l’impianto tennistico di Tigre, che ha ceduto in un settore, costringendo l’organizzazione ad evacuare un centinaio di persone e a ritardare l’inizio della partita di circa un’ora.

Allo storico stadio del Boca Juniors “Bombonera” i due campioni del tennis, Federer e Del Potro hanno giocato una partita di calcio-tennis contro due glorie calcistiche argentine: Batistuta e Riquelme. Federer, in seguito, ha espresso dei pareri anche su due fenomeni calcistici argentini, Messi e Maradona che gli ha regalato tre maglie: “Maradona ha il suo posto nella storia, per la sua personalità, per i suoi record. Per me Messi, è diverso. Lui è più giovane di me, ma stiamo ancora giocando, dovremo finire la nostra carriera molto bene per essere considerati come Maradona”. La prossima tappa del Gillette Tour sarà in Colombia.

C’è Attila, aliscafi e traghetti per la Sardegna e le isole ancora bloccati

Ormai è nota a tutti, si chiama Attila, e non è il divertente film con Diego Abatantuono e Rita Rusic, e sta sferzando l’Italia, dal nord al sud, nelle ultime ore. La tempesta di freddo, vento, gelo e neve proviene dal nord Europa e sta attraversando il paese con drammatici risvolti un po’ ovunque. In provincia di Pisa, un ponte è crollato a causa del maltempo, in Sardegna, sempre a causa del maltempo uno scontro fra un auto e un fuoristrada ha causato due morti e un ferito grave. La neve imbianca le cime delle montagne all’Aquila, nelle Marche, nella zona del Viterbese, soprattutto in Calabria, nell’altopiano della Sila, dove la circolazione è bloccata e i mezzi spargisale e spazzaneve stanno lavorano ininterrottamente per cercare di riportare la situazione alla normalità.

Il problema principale della tempesta che sta scatenando Attila in questi giorni, però, riguarda i collegamenti via mare. Le isole sono completamente bloccate, il mare e il forte vento ha azzerato completamente le possibilità di spostamenti e i disagi si avvertono in quasi tutti i porti d’Italia. Le Eolie rimangono isolate, i traghetti Sardegna sono annullati, così come gli aliscafi e i collegamenti per le isole dal golfo di Napoli. Le previsioni delle ultime ore, però, non lasciano presagire a nulla di buono. Nel weekend Attila continuerà ad abbattersi con violenza sull’Italia e dalla serata di venerdì la perturbazione porterà nuova neve in altre regioni d’Italia come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna. Nessuna speranza per chi volesse prendere i traghetti per la Sardegna e tornare sull’isola, proprio sulla terra sarda tra la giornata di venerdì e sabato si abbatteranno forti temporali con possibilità di nevicate anche a quote basse.