Eni: un nuovo futuro per la Raffineria di Venezia

Eni ha incontrato oggi Istituzioni e Organizzazioni Sindacali, Nazionali e Territoriali, per illustrare il progetto Green Refinery che porterà alla conversione della Raffineria di Venezia in “bio-raffineria” per la produzione di bio-carburanti innovativi e di elevata qualità. Il progetto, che prevede un investimento stimato in circa 100 milioni di euro, rappresenta il primo caso al mondo di riconversione di una raffineria convenzionale in bio-raffineria ed è fondato sulla tecnologia ecofining, sviluppata e brevettata da Eni.

Green Refinery partirà con una prima fase di conversione degli impianti esistenti che sarà avviata nel secondo trimestre del 2013 e che sarà completata entro la fine dello stesso anno. Fino al momento di avvio della conversione, la raffineria continuerà a produrre secondo le modalità tradizionali. La produzione di biocarburanti sarà avviata dal 1 gennaio 2014 e crescerà progressivamente a fronte dell’entrata in esercizio dei nuovi impianti che saranno realizzati nell’ambito del progetto e che saranno completati nel primo semestre del 2015. Il nuovo impianto green consentirà di mantenere sul sito di Venezia un’attività industriale a sostenibilità economica a lungo termine e a basso impatto ambientale.

All’attività della Green Refinery sarà associata la realizzazione di un nuovo Polo Logistico. Il progetto consentirà di assicurare l’impiego di una quota congruadel personale impiegato nella attuale raffineria. Il personale sarà gestito con modalità e strumenti che saranno condivisi con le organizzazioni sindacali. Il programma di investimenti previsto ed il mantenimento sul sito di attività produttive a carattere industriale consentiranno anche di mantenere un impiego significativo dell’attuale indotto della Raffineria. Green Refinery è fondato su tecnologie distintive a elevata compatibilità ambientale frutto del costante impegno di Eni nella ricerca e nell’innovazione, renderà il sito di Venezia un modello di eccellenza tecnologica e rappresenterà un solido business nel perimetro delle attività svolte da Eni.

 

Quali sono i dialetti più sexy d’Italia?

dialetti più sexy d'ItaliaQuanto conti il dialetto nella vita “intima” ce lo svela Speed Date, agenzia specializzata in eventi per single, che ha chiesto ad un campione di 2000 single quale fossero i dialetti più sexy d’Italia. Dall’indagine sono usciti dei risultati inaspettati. Il 18% delle preferenze dei single ricade sul dialetto toscano. La tipica “h” aspirata ma anche (e soprattutto) il fatto che sia comprensibile da tutti, rende il dialetto da cui nacque l’italiano il più amato.

Con il 15% delle preferenze il dialetto romagnolo conquista la medaglia d’argento. “Molti di coloro che hanno affermato di trovare seducente il romagnolo – ha fatto sapere Giuseppe Gambardella, fondatore di Speed Date – ha affermato di aver cominciato ad amare il dialetto di Rimini e dintorni in seguito ad una divertentissima vacanza di mare il giorno e locali la sera”.

Sul podio dei dialetti più sexy d’Italia ma al terzo posto, c’è il romano, considerato dal 13% degli intervistati un dialetto abbastanza “rude”, ma proprio per questo capace di accendere la passione, mentre il primo dialetto ad incarnare l’immaginario sexy dell’italiano è il salentino, con il 12% delle preferenze.

Segue, con il 10% delle preferenze, il napoletano, simpatico e accattivante dialetto del sud impostosi come “nazionalpopolare” grazie ad esponenti della musica leggera e del teatro.

Uno dei dialetti meno amati è l’umbro – marchigiano, considerato dall’8% degli intervistati come una parlata molto simpatica, ma certamente poco sensuale. Alla stessa stregua è considerato il milanese: meno simpatico, più chic ma poco eccitante, e si aggiudica il 7% delle preferenze.

Fanalino di coda i dialetti del sud Italia: il siciliano è infatti il più sexy per il 6% dei single italiani, il calabrese per il 5%, il sardo per il 4% e ultimo il dialetto del nord della Puglia con il 2% delle preferenze.

Crociere sul Nilo: riapre dopo 18 anni la tratta Cairo-Luxor

crociere Nilo750 chilometri di fiume Nilo chiusi al transito per motivi di sicurezza per 18 lunghi anni, riaprono con una cerimonia sfarzosa alla presenza delle maggiori autorità egiziane. La cerimonia si è tenuta a Luxor, meta privilegiata del turismo egiziano, durante la quale si è ribadita l’importanza del turismo in un Paese come l’Egitto, ancora asserragliato da faide interne.

La tratta, da Cairo a Luxor, fu chiusa ufficialmente nel 1994 a causa di rischio attentati; nel 2001, dopo una violenta rivolta che segnò la fine del presidente Hosni Mubarak, oltre che un duro colpo per l’economia del Paese, anche il turismo ebbe la sua nota dolente, in particolare le crociere sul Nilo, una delle più grandi attrazioni turistiche dell’Egitto, continuarono ad essere bloccate, tranne che sul tratto di fiume tra Luxor e Assuan, le due principali località turistiche dell’Alto Egitto.
Nel primo trimestre del 2012, già 2,5 milioni di turisti hanno visitato l’Egitto, con un aumento del 32% rispetto allo stesso periodo del 2011.

Sulla tratta riaperta agli appassionati di crociere, è possibile ammirare i templi di Luxor e Karnak, la Valle dei Re e delle Regine, i colossi di Memmon e il Tempio della Regina Hatshepsut. Il Nilo non solo ha rappresentato la via più  rapida di comunicazione tra il mare e i territori dell’interno, ma è stato ed è tuttora fonte stessa di vita per tutti gli abitanti: visitarlo a bordo di una nave, andando alla scoperta dei misteri dei faraoni, dentro le tombe e tra le dune di sabbia che portano nell’Africa più leggendaria, all’ombra delle Piramidi, è il modo migliore per scoprire il fascino della sua storia e delle sue tradizioni. Partire alla scoperta dell’Egitto è semplice, anche grazie al clima favorevole tutto l’anno: numerose compagnie navali offrono crociere sul Nilo adatte a tutte le esigenze.